SENTIERO DELLE CASCATE SANT’ANNA PELAGO

Dal mare alla Montagna, in particolare da Viareggio all’Abetone. I miei genitori 70enni qualche anno fa hanno dichiarato di non avere più il fisico per il mare d’estate ed hanno comprato una casa all’Abetone per trascorrere i mesi più caldi al fresco della montagna.

Leggera è l’aria che fresca ti entra nella bocca e ti fa galleggiar la testa…

Un giorno, durante una delle nostre innumerevoli, ma mai abbastanza, fughe all’Abetone, ci siamo fermati in un caseificio a Sant’Anna Pelago per acquistare la ricotta fresca che adoriamo gustare in montagna. I due ragazzi del caseificio ci hanno chiesto da dove venivamo e, tra un assaggio di formaggio e l’altro, è iniziata una piacevole conversazione. Alla fine, ci hanno consigliato un percorso tra cascate assolutamente imperdibile nei dintorni di Sant’Anna Pelago. Così, siamo tornati a casa con un ottimo consiglio, un opuscolo con la mappa del Sentiero delle Cascate, ricotta fresca e delizioso formaggio di capra.

Da quel giorno sono passate circa tre settimane e oggi abbiamo finalmente superato la pigrizia che di solito ci assale quando siamo qui. Abbiamo ripreso in mano l’opuscolo del sentiero, ci siamo armati di pranzo al sacco e attrezzatura fotografica, e impostato la sveglia per le 9:00, pronti ad affrontare la giornata con grande entusiasmo. Dopo aver parcheggiato l’auto vicino al centro sportivo di Sant’Anna Pelago, abbiamo seguito le indicazioni per Ca delle Rose, anche se non erano molto chiare e abbiamo dovuto chiedere informazioni più volte.

Mentre ci incamminiamo lungo il percorso, notiamo gruppi di persone con zaini e bastoni sia dietro che davanti a noi, che ci rassicurano di essere sulla strada giusta. Finalmente, arriviamo alla prima indicazione chiara: Cascata del Rio, 40 minuti; Cascata del Terzino, un’ora e mezza; l’intero loop, 4 ore e mezza. Ci siamo! Partiamo!

Io e Lore ci procuriamo un bastone per affrontare il percorso che risulta subito abbastanza impegnativo dalla prima salita.

Dopo questo primo dislivello per un bel tratto il percorso e ampio e in piano e ti permette di goderne le bellezze.

È un sentiero completamente immerso nella vegetazione, l’odore del sottobosco è forte, sono cadute le prime foglie e la montagna mostra i primi segni dell’autunno anche se la giornata di oggi è splendida e il clima mite.

Camminando camminando  Lore è impaziente e mi chiede quando arriviamo alla prima cascata? Io mi prendo un attimo di tempo per rispondere ma poi la risposta giusta viene da se: “Non lo senti il rumore? Siamo vicini!”, lui mi fa un bel sorriso e proseguiamo per ancora qualche minuto prima di incontrare la deviazione per la cascata del Rioo. 🏞🏔💧💧

Le deviazioni per le cascate sono sempre faticose perché il percorso a loop è ad un livello più alto rispetto alle cascate che sono più in basso di diversi metri, quindi una ripida discesa ma soprattutto una ripida salita al ritorno… detto questo non ne abbiamo saltata una e ne è sempre valsa la pena.

Comunque affrontiamo la discesa con una certa impazienza, il rumore si fa sempre più forte e tra gli alberi scorgiamo l’acqua che si muove.

Eccola, la prima cascata, una caduta d’acqua di circa 5 metri, con un ampia vasca di acqua cristallina e rocce piatte e grigie tutte intorno. Scegliamo il nostro sasso, ci sediamo e mangiamo i nostri panini felici del primo traguardo raggiunto.

Uno, due e tre pronti a ripartire, il percorso è lungo e noi siamo stati lenti fino ad ora il primo tratto che doveva essere percorso in 40 minuti lo abbiamo percorso in 2 ore: foto, animaletti, e quant’altro ci hanno distratto e rallentato, ma adesso non possiamo perdere più tempo se volgiamo terminare il loop dobbiamo essere più rigorosi.

Risaliamo fino al sentiero principale e proseguiamo per la cascata della Bandita, 30 min dal quella del Rioo.

Con l’umore sempre a mille ci guardiamo intorno e quasi non parliamo… ahhh come si sta bene.

Gli alberi segnati dai colori del FAI ci guidano nel bosco, io insegno a Lore a seguire il percorso. Lui adora andare per boschi.

Ecco la seconda deviazione, la cascata della Bandita ci aspetta. La cascata è più alta della precedente e ci sediamo 10 min ad ammirarla.  Sono circa le 15 e anche se il sole è ancora alto l’aria della cascata è fresca, il tempo della maglietta a mezze maniche è finito, prima di continuare il cammino indossiamo le nostre felpe.

Da qui il percorso diventa più impegnativo, per la cascata del Sassorso, ci sono due percorsi, noi prendiamo quello che si addentra a destra nel bosco, più breve ma più selvaggio. Affrontiamo subito una ripida salita, ma non è finita qui, il percorso è tutto un saliscendi, attraversiamo ruscelli saltando sui sassi e ci teniamo agli alberi nei tratti più ripidi: faticoso ma molto divertente.

Quasi raggiunta la cascata del Sassorso, incontriamo due ragazze che, scoraggiate dal percorso impervio e dall’ora, ormai pomeriggio inoltrato si affrettavano a rientrare abbandonando l’idea di concludere il loop. Marco tira fuori la cartina dell’opuscolo e gli fa notare che trovandosi ormai a quasi metà del percorso sarebbe inutile tornare indietro sulla strada già percorsa. Così decidono anche loro di proseguire. Bravo Marco la tua buona azione quotidiana l’hai fatta, ora cammina che altrimenti ci facciamo notte.

La cascata del Sassorso? Decisamente la mia preferita, acqua che cade da diversi punti della roccia sia a destra che a sinistra del corso principale, è tutto un gocciolamento e mi ricorda un po’ le cascate Hawaiiane (altra roba eh).

Tempo di qualche foto e siamo di nuovo in cammino per la cascata del Terzino che si trova esattamente a metà del loop.

Metà del loop? Ma davvero? Sono già le quattro del pomeriggio passate e non siamo neanche a metà del loop?

Siamo stanchi e le gambe iniziano a farci male, guardo Marco con aria preoccupata… ci dobbiamo muovere.

Dopo circa mezz’ora di cammino giungiamo alla cascata del Terzino, c’è da percorrere una lunga discesa prima di giungere alla cascata e l’ultimo tratto è ripido e va superato con cautela.

La posizione finale offre una bella visuale della cascata e Lore si arrampica sulle rocce per raggiungere un sasso piatto proprio davanti alla cascata. Io e Marco siamo stanchi, non abbiamo le energie di Lore, lo incitiamo nell’arrampicata e gli facciamo una bella foto sul sasso mantenendo la posizione, (ci sentiamo un po’ vecchi).

Dalla cascata del Terzino inizia ufficialmente la seconda metà dell’anello, sono già le 5 del pomeriggio e il sole inizia a nascondersi dietro le cime delle montagne, la strada davanti a noi è ampia e pianeggiante e ci concede un po’ di relax e di fiato per le chiacchiere. Parliamo delle cascate, del bosco intorno a noi e di come siamo stanchi ma contenti di quel giro. Io sono un po’ preoccupata, temo che non riusciremo ad uscire dal bosco prima che vada via la luce. Marco però è tranquillo e io non introduco l’argomento per non spaventare Lore.

Trascorsa un’oretta di camminata, arriviamo al bivio per la cascata Cascadoora. Marco pronuncia le seguenti parole: “Chi la lascia la via vecchia per la nuova sa quel che perde ma non sa quel che trova…”, eh si la strada che prosegue dritta è pianeggiante e ampia come quella percorsa fino a quel momento, il bivio conduce su un sentiero stretto e sconnesso che procede ripido giù sul fianco del monte.

Non abbiamo scelta, il bivio per la cascata è anche quello per Sant’Anna Pelago e quindi ciao ciao polpacci rilassati, bocche chiuse e di nuovo giù per il monte.

Pochi metri dopo il termine della discesa iniziamo a sentire in lontananza il rumore dello scorrere dell’acqua, è la cascata!

Era trascorso un po’ di tempo dall’ultima cascata, il Sentiero ne prevede 4 nella prima metà dell’anello e solo una alla fine della seconda metà, in quel momento arrivarci significava tante cose una su tutte è che eravamo quasi riusciti a completare il sentiero.

Il rumore si fa sempre più vicino, io nel mentre spero che per raggiungere la cascata non ci siano lunghe deviazioni dal percorso principale, ad un certo punto sento Marco e Lore, che in quel momento si trovavano più avanti nel percorso, iniziare a chiamarmi, affretto il passo e sulla mia sinistra si apre una vista strepitosa sulla Cascadoora. Una parete rocciosa con due tuffi di cascata il primo in una vasca intermedia, il secondo più alto giù fino a proseguire nel ruscello. È la cascata più alta di tutte quelle presenti nel sentiero. Esiste un modo per raggiungerla ma è indicato solo per gli esperti, abbandoniamo l’idea di tentare ma ci prendiamo 10 min per godercela dall’alto.

Sono le 6 e la luce inizia a scarseggiare, percorriamo gli ultimi chilometri mantenendo un’andatura sostenuta. Nonostante la stanchezza giungiamo alle prime case che ancora c’è luce, passeggiando nel paese all’uscita del sentiero le persone intente a terminare i lavori di casa, a chiudere le imposte ad annaffiare i fiori ci salutano cordialmente leggendo la soddisfazione sui nostri volti. Ripercorriamo i nostri passi nell’ultimo tratto, e incontriamo il cartello con il sentiero che ci eravamo fermati a guardare anche quella mattina pieni di aspettative. Abbiamo finito. Appoggiamo i nostri tre bastoni al cartello, forse a qualcuno serviranno per percorre quel bel sentiero domani.

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